Azienda Coppola

Naturale nobilità

Giuseppe, in ebraico, significa aggiunto. “Sei aggiunto nel mio affetto. Auguri di vero cuore”. Don Costantino, ex-parroco del mio paese, usando nuove tecnologie e antica umanità onorò in questo modo la ricorrenza di un mio onomastico.
Ero a Gallipoli – Kalé Polis, ovvero città bella secondo la leggenda. Perla splendida dello Jonio, lo sviluppo edilizio tenta di sfregiarla come ha fatto con altri posti incantevoli del Salento, ma lei oppone resistenza. Il dramma di questi luoghi, tanto incantevoli che danno ragione a chi crede all’esistenza di Dio o almeno nella sua infinita bontà, è che l’insipienza e la brama di denaro dell’essere umano ne fa scempio stuprandoli e devastandoli. Ovviamente i terreni edificabili di Gallipoli, proprio per l’avidità di una industria turistica che, se mal guidata, è una delle più inquinanti, e per un desiderio malato di possesso, costano un occhio della testa.
Qui alle porte di Gallipoli Cantina Coppola 1489, lasciando la superstrada provenendo da nord a centocinquanta metri sulla destra. L’accoglienza è del signor Coppola, giovane proprietario, e del dottor Pizzolante Leuzzi, enologo della cantina. Due passi nella proprietà (diverse decine di ettari) nella quale c’è un camping aperto tutto l’anno, attrezzatissimo e straordinariamente folle.
Le piazzole di sosta, per norma di 48 mq, qui sono di 90 e si sta procedendo ad attrezzarne ciascuna con servizi privati. Gli spazi comuni sono amplissimi, le costruzioni discretissime e mimetizzate in un verde onnipresente e splendidamente organizzato, le barriere antivento sono costituite da alberi. Incredibile, un’azienda che, invece di moltiplicare la propria ricchezza costruendo palazzi, moltiplica quella di tutti curando il verde e la natura. Che porta la cantina nel camping e fa partecipare i turisti al lavoro e produce dei vini per i propri ospiti. Isola che non c’è?
Trapassato remoto?

Più probabilmente un’azienda del ventiduesimo secolo, capace di coniugare produzione di ricchezza, rispetto per l’ambiente e perseguimento della felicità. Uno di quei luoghi dai quali trarre insegnamento, che sembrano esperienze di avanguardie rivoluzionarie e invece sono dettate da semplice buon senso. La felicità come meta di tutti e di ciascuno. Come chiamare altrimenti la luce degli occhi del signor Carlo Coppola, capostipite vivente di una famiglia di antica genie e decano degli enologi del Salento?
Il signor Carlo ha gli occhi color del mare e vispi, ed è un piacevolissimo conversatore. Un uomo che sprizza soddisfazione e voglia di fare, che ha ben chiaro ciò che è stato e ciò che può essere. Un giovanotto che ha visto molte primavere. Mai una volta che enfatizzi quello che ha realizzato, né l’orgoglio per la sua famiglia. E ne avrebbe ben diritto. Manifesta perfino qualche cruccio, don Carlo, rivendicando con forza e orgoglio un primato: ha realizzato due reimpianti di vigneto sullo stesso terreno e li ha visti e li vede entrambi produttivi. Lo capisco come può capirlo chi viene da una tradizione contadina: di solito le piante sopravvivono all’uomo, la barbatella del padre diventa la vigna del figlio. Carlo ne ha viste due, di barbatelle che diventano vigne, e di una di esse è stato proprio l’autore della relativa selezione. Chissà se ci troveremo a partecipare al terzo reimpianto e a raccogliere i grappoli maturati nelle calde terre di Alezio.
Sarebbe bellissimo. Ma alle parole sono i fatti che devono cedere il passo: in cantina, curata dal dottor Pizzolante Leuzzi – enologo di fama – una cornice architettonica stupenda nella bottaia: sotterranea, con le volte in carparo, incredibilmente pulita e priva di umidità. Sembrerebbe banale. Ma ci si trova sotto il livello del mare. Vermentino di Gallipoli (nulla da invidiare a quello di Gallura per gemellaggio di radice e di condizioni microclimatiche); Negroamaro vinificato in bianco (sapienza, coraggio e sperimentazione di Pizzolante Leuzzi), e poi classici rosati, rossi e un singolare vino dolce. I nomi non sono citabili, ognuno ha una storia splendida da raccontare e sarebbe criminoso costringerla in due parole. Nomi ed etichette sono un valore aggiunto che solo tenendo in mano la bottiglia si possono apprezzare.
Cantina Coppola 1489, e i suoi prodotti, hanno due caratteristiche che ne rappresentano la trama e l’ordito: eleganza e semplicità. Cose che, insieme e nelle giuste dosi, producono un blend molto raro del quale è, però, molto diffuso un tarocco. Lo si riconosce perché è imitazione pacchiana, campeggia su cronache rosa popolate da vip fasulli e furbetti arricchiti, quella cosa che ama autodefinirsi “aristocrazia”.
L’originale è altra cosa, si chiama nobiltà, la si riconosce al primo contatto e non si può improvvisare. Dimenticavo, Coppola junior e Pizzolante Leuzzi si chiamano Giuseppe, in ebraico l’aggiunto. Come Don Costantino mi aggiunse ai suoi affetti, e non so con quanto merito da parte mia, ho aggiunto loro tra i miei, perché loro, davvero, ne hanno pieno merito.