Rino Cordella

Scene da un matrimonio

Puntare, mirare, click! Ma non è semplice come sembra: perché per essere fotografi veri ci vuole passione, determinazione, competenza, ma soprattutto tanta creatività. E ancora molto altro, spiega Rino Cordella, professionista copertinese nato a Bruxelles, in un ambiente aperto a una miriade di influenze artistiche attraverso le quali arricchisce quotidianamente la sua arte fotografica.

Trasferitosi infatti da circa venti anni in in Puglia, dove trae energia dalla luce delle terre salentine – inquadrando il suo obiettivo su realtà così specifiche e documentate da realizzare veri e propri reportage d’arte – Cordella, richiesto all’estero e pluripremiato in numerosi concorsi, definisce infatti ogni volta il percorso da intraprendere attraverso lo studio della storia e la ricercatezza dei particolari che ogni singolo evento porta con sé.
E grazie a un bagaglio tecnico raro, attestato da numerosi riconoscimenti ricevuti nei concorsi organizzati dalle varie associazioni nazionali e internazionali di cui fa parte, dalla WPJA (Wedding Photojournalist Association) alla ANFM (Associazione Nazionale Fotografi di Matrimonio), passando per “Fearless Photographers”. E poi AGWPJA, Artistic Guild of the WPJA, associazione che insieme a WPJA raccoglie i migliori fotografi di matrimonio nazionali e internazionali che operano in stile fotogiornalistico, e che nel 2010 ha visto Cordella al dodicesimo posto nella sua classifica finale, primo fotografo italiano.
Un risultato confermato nel 2012 dalla qualifica QIP nella categoria matrimonio, certificazione molto ambita e riconosciuta da tutte le associazioni italiane, rilasciata da una giuria nazionale composta da grandi nomi della fotografia italiana. Insomma, e giusto per capirci, uno per il quale l’epoca delle foto in posa con genitori impettiti e sorrisi stereotipati è finita da tempo: siamo in piena era fotogiornalistica! Così l’album di nozze, lungi dal rappresentare una carrellata di immagini scontate, risulta il racconto di una giornata indimenticabile. “E’ per questo che occorrono professionisti in continuo aggiornamento, capaci davvero di regalare agli sposi la possibilità di rivivere appieno le emozioni dell’occasione, con tutto il bagaglio di sensazioni che una parola o una lacrima raccontano”. Perché alla fine di quella giornata indimenticabile, spiega ancora Cordella, “ciò che resta è l’album di nozze.

«l’album di nozze, lungi dal rappresentare una carrellata di immagini scontate, risulta il
racconto di una giornata indimenticabile»

Ci vuole quindi una conoscenza della macchina fotografica pressoché perfetta, perché il mio reportage può anche trovare una luce non proprio ottimale, per esempio, ma è quello stimolo che creerà lo spunto per andare oltre l’immagine e suggellare un momento unico. E poi servono grande padronanza tecnica e le giuste attrezzature. E la capacità, perché no, di trasformare un elemento di disturbo in un elemento unico e irripetibile della foto”.
Il lavoro comincia infatti già dal primo incontro con la coppia: “Bisogna creare con i promessi sposi un feeling, una complicità capace di aiutarli soprattutto a stemperare la tensione”. Se del caso mediando tra le diverse esigenze, ovvero lo stile del professionista e le legittime istanze degli sposi: “L’ideale per non mortificare i committenti, ma neppure l’occhio del fotografo. In questo mi definisco sul serio autoritario e “tedesco”: sarei addirittura capace di rinunciare all’incarico, se non fossi convinto di ciò che mi si richiede”.
Ben venga, in questo senso, anche un tocco di sano romanticismo, che se genuino non guasta mai: “Se mi trovo davanti una coppia così innamorata da dimenticarsi del resto del mondo, quel giorno, perché non valorizzare anche questo?”. L’importante è non assecondare insomma pose plastiche e finti idilli, il resto è aperto a ogni possibilità: “Dai la stessa situazione a dieci fotografi e vedrai che ci saranno dieci letture diverse della stessa. Perché molto è istinto, quando si fotografa”, dice ancora Rino Cordella, “ma l’istinto viene dalla metabolizzazione delle regole tecniche, che si apprendono solo con lo studio e l’impegno, non con l’improvvisazione”. Senza contare che anche la post-produzione fa la differenza, in un reportage matrimoniale: “Oggi, nell’era del digitale, è facile tornare da un matrimonio con molti scatti. Poi, però, una selezione si impone, anche perché sono tanti i clienti che hanno dimestichezza con i programmi di fotoritocco, e che quindi sono molto esigenti. Alcuni sono veri e propri appassionati di foto, quindi – a fronte di coppie che preferiscono soffermarsi di più sui dettagli del ricevimento, per esempio – non transigono: il reportage deve essere di qualità”. E che qualità sia, dunque.