Città del libro

Qui dove la cultura si fa carne viva

Quasi vent’anni son trascorsi da quando Campi Salentina, su impulso dell’allora sindaco Egidio Zacheo, si immaginò la Città del Libro. Una location approssimativa, le difficoltà e gli entusiasmi del principio. Un collega, si chiamava Franco Dell’Atti – uso il passato perché non è più mio collega di lavoro – che ci mise in croce per “dare una mano …”.

Lo facemmo, portando in fiera gli albori dell’informatica diffusa e i ragazzi, allora desiderosi di uscir fuori dalle mura scolastiche incapaci ed insufficienti a contenere la loro voglia di libertà.

Poi è cresciuta, la Città del Libro, esposizione di notorietà nazionale nella quale la piccola e grande editoria trova uno spazio nel cuore del Salento. Tra mille e una difficoltà, considerando che questo spicchio di terra in mezzo al mare è, per grazia e disgrazia, lontana da ovunque. È cresciuta e s’è arricchita di persone nuove, di nuova linfa e nuova voglia di fare.  Ormai le case editrici presenti, in proprio o per rappresentanza, son più di un centinaio, e il rapporto con le scuole si è consolidato. Non solo per i laboratori ai quali viene dedicato un intero edificio in dépendance, ma proprio per il numero di scuole che nei giorni in cui si svolge son lì a visitare il mondo della diffusione della cultura.

Un mondo che ha subito l’impatto della tecnologia, spesso ruvido, ma che, come tutto ciò che è ineluttabile, percorra il medesimo cammino, ha saputo compenetrarsi con l’evoluzione, e il book è diventato e-book, e la comunicazione dei manifesti, locandine, door-to-door è diventata, quest’anno, anche promozione sui social forum. E allora parliamone con il motore di questa nuova forma di comunicazione virale. Marcella Negro, bruna, occhi neri profondi, praticamente una ragazzina. Quando dice di “seguire la città del Libro da quando è nata” si fa fatica a capire se la data di incontro è alla nascita sua o della Città del Libro. Marcella invece ha seguito l’evolvere della manifestazione come partecipante, visitatrice e tifosa. Poi ha scelto di mettersi a disposizione anche per aiutarne l’evoluzione, trovando terreno fertile anche nell’apertura mentale del presidente della Fondazione, Maria Novella Guarino.

Non ha un ruolo gerarchico, Marcella, non compare in alcun organigramma, ma questo la rende insieme osservatrice e operatrice di un fenomeno che, tra mille e una difficoltà, si è comunque radicato in un piccolo centro del Salento lontano. Tira fuori idee e riflessioni, Marcella, entusiasmandosi per l’attenzione e la partecipazione dei giovani e scivolando nel pessimismo quando ragioniamo dell’attenzione del mondo adulto. Indulge alla ricerca di mille e una ragione per giustificare i bipedi implumi nelle loro ignavie, non si rassegna alla constatazione di un mondo di adulti che non è cresciuto né maturato, ha solo trascorso il suo tempo rotolandosi nella più crassa ignoranza.

Ne ha coinvolti, di individui e di gruppi, Marcella, popolando i social network con le sue scorribande sia sugli eventi che sulle iniziative della Città del Libro, e ci piace indugiare su riflessioni sociologiche attraverso le quali emerge un particolare molto interessante: intrecciati come trama e ordito, in una giovane donna, la passione per la letteratura e per la cultura giapponese, per il tomo, serico e profumato, e per il pixel, per il bit e per le fantasie off-limits della cultura del Sol Levante. Gli occhi di Marcella hanno visto la Città del Libro con gli occhi coscienziosi di chi c’è e si dà da fare dopo aver a lungo osservato.

Poi gli occhi di Simona. “E’ quando ti sei stufato, quando non sopporti più nessuno, quando senti che l’ipocrisia tracima da ogni dove che immagini non certo una torre di avorio, ma una piccola cantina nella quale isolarti. E’ lì che incontri gli occhi di una Simona non qualunque, neri come il manto di una pantera, che ti ricordano quanto siano ridicole quelle che tu chiami difficoltà, quanto sia necessaria la forza e l’ottimismo della volontà”.

Naturalmente non bastano due occhi, per capire ho approfittato anche di altri occhi: dei miei, intanto. Una visita bisogna farla. C’è un evento importante, ospiti importanti per presentare autori importanti di libri importanti. Mi colpisce il parterre – e le luci, le hostess e gli steward. Eleganti e freddi come manichini. L’eleganza un po’ snob di coloro che circolano nei pressi della sala Nostra Signora dei Turchi. Lascio tutto e, attraversando il corridoio di piante sofferenti, mi dirigo verso il plesso aggregato.
Ci sono gli stand “laboratori ali”, ma soprattutto c’è Simona che lavora ed è ospite del gruppo Ambarabà. Non ha il vestito da hostess, ma è una buttadentro formidabile.  Simona mi ha fatto vedere i disegni suoi e dei suoi amici, le loro piccole creazioni di stoffa e di corda, in quello spazio aggiunto in cui ci sono le scuole e i diversamente abili, lontani dalle luci dell’editoria, delle hostess e degli steward. Lì c’è la cultura che ti rigenera.

È bella, la Città del Libro, come tutto ciò che riguarda i libri. Ogni volta un programma ambizioso, un coacervo di iniziative, dialoghi, performance, dibattiti e presentazioni da lasciar con il fiato sospeso. Pecca forse di un po’ di provincialismo, magari aprirsi alla comprensione globale rimodulandosi anche in inglese. Magari unendo gli entusiasmi di Marcella e di Simona a stimolo di quelli di tanti giovani (e anche meno giovani) che sembrano esser lì solo per addobbare una vetrina. I libri e le loro Città o sono popolati da dibattito e anche polemiche, oppure son solo autocelebrazioni destinate all’arredamento di mobili pregiati in case di pregio.

D’ottimismo dobbiamo nutrirci e nutrire. Ci viene spontaneo esserlo, ci viene spontaneo porre LECCELLENTE a disposizione per aiutare le Marcelle e le Simone e tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di una enclave culturale salentina, per darle una importanza sempre più vasta.