Editoriale del Direttore

Aspettando il 2013 con il cuore pieno di speranza Perché un mondo migliore è possibile, basta crederci

È stato un anno davvero difficile, dal punto di vista personale di ognuno di noi come in un’ottica di collettività. Ne abbiamo viste davvero tante, di cose brutte, e all’orizzonte, per il momento, non si profilano cambiamenti suscettibili di riportare nel nostro cuore la speranza, unica benzina che ci consente di tirare avanti in un mondo diventato tenebroso e spesso incomprensibile. E però… e però, alla fine di questo anno complicato, voglio comunque pensare e dunque scrivere positivo, perché cedere alla paura e allo sconforto alimenta una forma-pensiero collettiva troppo pericolosa per lasciarla fare. E allora, augurandomelo, auguro a tutti i lettori de LECCELLENTE un 2013 pieno di luce, pace, amore. Non con la melassa dell’auspicio retorico, da sms sdolcinato e precostituito per una pletora di destinatari, ma davvero, con il cuore. Perché abbiamo tutti bisogno di una rinascita, perché l’obiettivo principale del 2013 alle porte deve essere davvero questo: uno scatto di reni generale, uno sforzo planetario per uscire dal tunnel di oscurità in cui siamo entrati, a tutti i livelli.

Una palingenesi che ci costringa a fare i conti con i lati oscuri che, come umanità complessiva, siamo stati in grado di creare. Per neutralizzarli, si spera, ma se è così non siamo ancora riusciti nell’intento. Siamo insomma arrivati a un punto di non ritorno, al classico dilemma “saltare o morire”. E allora, anche in barba ai Maya, mi auguro che l’alba del 22 dicembre 2012 ci veda tutti tesi verso la costruzione di un mondo migliore. O, se non è possibile questo, di un mondo meno oscuro. Un mondo salvato dallo sforzo gigantesco e collettivo di imprimere una sterzata a questo stato di cose, un mondo salvato dalla bellezza, come pronosticava Dostoevskij: quella bellezza che noi de “LECCELLENTE” speriamo vivamente di poter continuare a raccontare. E in questo numero, di bellezza, ce n’è davvero tanta. Ammiriamola dunque per stare meglio: perché, come diceva Oscar Wilde, “siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”.