Gianni Calignano

Son tutte belle le donne del mondo. Pantaloni a vita bassa a parte


Gianni Calignano sfila a Roma, espone a Dubai e convince a Beverly Hills. Ma quando le luci della passerella si spengono ha in tasca il biglietto del ritorno a casa: Nardò, Salento, Puglia, Italia. Nonostante le difficoltà di una terra che non è mai troppo generosa con chi fa impresa: figuriamoci con chi fa moda, discorso che suona effimero anche se non lo è per nulla.
Non ha mai pensato di trasferire la sua attività in una grande città? Non sarebbe stato più proficuo, per uno stilista, lavorare in città come Roma, Milano, Parigi?

“Forse, ma io ho sempre voluto fortemente restare nella mia terra d’origine. Non mi sono mancate le proposte e le opportunità di aprire un atelier altrove, ad esempio a Roma, ma ho deciso diversamente per un senso di riconoscenza nei confronti delle persone che fin da subito hanno creduto in me. Mio padre primo fra tutti, i miei amici di sempre e tutte le persone che mi hanno dato fiducia. Andare via sarebbe stato come tradire tutte queste persone. Così sono rimasto nel Salento: dove sicuramente non mancano le difficoltà – ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro – ma le sfide mi son sempre piaciute”.

Come è nata la sua passione per la moda e quando ha capito che la sua missione era rendere belle le donne?

“La mia mamma era una sarta, è stata lei a farmi conoscere questo mondo luccicante! Ricordo i pomeriggi passati accanto a lei a osservare le sue mani muoversi tra i tessuti, aghi e fili. Era emozionante veder nascere gli abiti dal nulla, almeno quanto vedere negli occhi delle clienti la mia stessa emozione nel momento in cui indossavano il capo finito. Ho capito così, tramite l’amore che mia madre mi ha trasmesso col suo lavoro, che anch’io volevo regalare sogni. Non credo ci sia al mondo lavoro più bello del mio”.

Chi le ha fatto il complimento più bello per i suoi vestiti?

“Potrei fare nomi illustri delle varie celebrities che hanno indossato i miei vestiti, ma mentirei. Il complimento più bello me lo ha regalato mio padre. Le mie sarte avevano da poco finito di confezionare un abito destinato al mercato arabo, un vero gioiello. Era un abito lungo color cardinale, che è il colore predominante nelle mie collezioni, in chiffon di seta pura. Dopo aver finito di ricamarne il corpetto ero lì, fermo a contemplarlo, quando a un tratto ho sentito dietro di me un singhiozzo… le lacrime di papà”.

La donna più bella che abbia mai vestito e, al contrario, la più difficile.

“Tutte le donne sono belle. Non è una frase fatta: nel mio lavoro sono circondato sempre da donne, e la cosa che ho imparato negli anni è che ognuna di loro è un tesoro da scoprire. I tesori sono belli, nonostante le ammaccature del tempo: il loro fascino non smette mai di abbagliare. Di contro sono difficili, sono capricciose, ma queste “doti” sono per me stimolo in più per fare meglio. Io le adoro, tutte!”.

Quando una donna è elegante e quando ha stile?

“La donna elegante, per me, è quella che non passa inosservata per portamento, per modo di fare, per maniera di porsi. L’eleganza è qualcosa che non si può insegnare e non si può imparare, fa parte del Dna. Audrey Hepburn, Grace Kelly: icone di sublime eleganza. Donne che anche indossando uno straccio non perderebbero mai il loro fascino, la loro allure. La donna che ha stile è invece modaiola. Ama seguire un mood, la tendenza del momento, ma non per questo è una donna elegante. Ma capita anche che le due cose possano coincidere”.

A chi o a cosa si ispira quando realizza un vestito?

“Le mie collezioni nascono da sensazioni o emozioni del momento. Trovo ispirazione guardando il tramonto, il mare, il cielo, e riverso tutto ciò che sento nelle mie creazioni. Spesso anche i colori che faranno da filo conduttore li catturo appunto da queste estemporanee. E non nascondo che spesso il meglio di me lo tiro fuori dai periodi dolorosi. E’ una sorta di catarsi per me… lo schizzo che nasce su carta rispecchia sempre il mio stato d’animo”.

Come giudica i tempi in cui viviamo, generalmente parlando ma anche in fatto di moda?

“Quello che stiamo vivendo è un tempo storico: lo stiamo attraversando e ci sta attraversando. Penso che questa crisi generale, di valori e di economie, serva a tutti noi per tirar fuori il massimo. E’ lo stimolo per ingegnarsi, per rinascere ed essere pronti a esplodere non appena la tempesta passerà. La vita è fatta di corsi e ricorsi”.

Un consiglio alle donne che vogliono recuperare il senso pieno della femminilità a dispetto dei modelli di stile (spesso si fa per dire) correnti: cosa indossare e cosa non indossare mai?

“La femminilità è un tubino nero. Secondo me è un passepartout che non tramonta mai. Facile da portare e da reinventare. Basta poco per renderlo importante e poco per sdrammatizzarlo. Abbinato a un filo di perle è adatto a un cocktail o a una serata glamour. Odio i pantaloni a vita bassa, sono di cattivo gusto, anche perché non tutte possono permetterseli ma spesso osano comunque. A livello visivo accorciano molto la figura, quindi per me sono out”.

L’alta moda è sempre pensata per modelle e donne bellissime. Ma le altre? Devono rinunciare a indossare capi preziosi?

“Questo è un mito che voglio sfatare. Io vesto tutte le donne che hanno voglia di sognare. Realizzo abiti da sposa per le ragazze salentine, per le donne della mia città, per le ragazze 18enni che vogliono avere un capo particolare da sfoggiare nel giorno del loro compleanno. Così come realizzo abiti da red carpet. Per me non c’è differenza di classe sociale, di taglia. Tutte le donne possono avere un abito sartoriale, personalizzato in base ad una consulenza d’immagine che io stesso faccio a livello gratuito”.

La bellezza può dunque ancora salvare il mondo?

“Deve! Non abbiamo molti punti fermi, in questo momento, e la bellezza è l’unica cosa che dà forza perché secondo me è la forza trascinatrice”.

Che terra è il Salento e la Puglia per la moda?

“La mia terra è meravigliosa. E’ intrisa di storia, la bellezza è tangibile ovunque e ogni volta che parto per periodi più o meno lunghi la voglia di tornare è sempre molto forte. Mi manca guardare l’orizzonte e sentire il profumo del mare. Ma potrebbe fare molto di più, e non solo per la moda. Personalmente punto molto sul Made in Salento: le mie collaboratrici, le mie sarte e le mie ricamatrici sono tutte persone che vivono nella mia terra. Ogni abito griffato Gianni Calignano ha dentro una storia fatta di artigianalità che non ha eguali. Perché Made in Salento, per me, è qualità. Alle ragazze che vengono a trovarmi per la scelta dell’abito da sposa spiego proprio questo: la cultura del bello locale deve essere portata alla ribalta. Si può spendere poco e avere il massimo. Proprio per questo motivo ho da poco presentato nel mio atelier una squadra di professionisti, ognuno nel proprio settore: dal visagista al fiorista, dal cake designer al fotografo, dall’hair stylist alle creatrici di gioielli. Veri e propri talenti che offrono il loro servizio con passione e con criterio e sono tutti salentini. Perché dobbiamo cercare altrove quello che abbiamo a pochi passi? E, soprattutto, perché spingere questi fenomeni a cercare fortuna altrove?”.

Consiglierebbe a un giovane di intraprendere un percorso simile al suo, oggi? E con il senno di poi lo inviterebbe a fare fagotto e partire alla ricerca di fortuna altrove oppure no?

“Sicuramente non è facile intraprendere questa professione, specie in questo momento. Il consiglio che spesso do a tutte le persone che mi scrivono su Facebook o che vengono a trovarmi è di studiare tanto, di scegliere le scuole giuste e soprattutto di non arrendersi mai. Le porte in faccia sono tante, e so che la pazienza e la passione a volte possono venire meno, ma bisogna non perdere mai di vista l’obiettivo e credere nella bellezza, nell’amore, nell’arte. Partire serve, viaggiare serve. Lo faccio anch’io, sia per lavoro che per relax. Occorre svuotare la mente, vedere il mondo e conoscere ciò che succede al di là del nostro piccolo per poi tornare carichi di energia. Credo molto nella fortuna, nel treno che passa e che bisogna saper prendere, ma alla base bisogna avere argomenti validi, frecce al proprio arco: se non c’è la sostanza la fortuna può fare ben poco”.

Progetti prossimi futuri.

“Progetti tanti. Mi aspettano Parigi, Ryad e anche altre situazioni in Italia. Ma non dico di più”.