Sbm. Sistemi biomedicali

Medicina, la fantascienza abita qui


È un po’ come il birdwatching. Ci vuole pazienza e fiuto, studiare le abitudini, essere silenziosi e attenti. E le soddisfazioni non mancano. E il birdwatching soccorre. Immaginate di aver voglia di osservare il Re degli uccelli, magari di sentirlo cantare a quattr’occhi. È difficile, il re degli uccelli, come ogni re che si rispetti ha un gran da fare: curarsi del nido e del territorio, allevare i piccoli, curare se stesso. Non ha tempo da perdere inutilmente come ne hanno i birdwatcher. Ma forse non sapete chi è il re degli uccelli …

Il re degli uccelli, in latino, si chiama “Troglodytes troglodytes”: comunemente lo si conosce come scricciolo, piccolo uccello dei passeriformi che diventò re grazie alla sua astuzia: la leggenda vuole che per eleggere il monarca tutti gli uccelli decisero che tale sarebbe stato chi avesse volato più in alto. Lo scricciolo saltò sul dorso di un’aquila, e quando questa si librò in volo alla massima altezza lui si catapultò ancora più in alto. Ovviamente nessuno riuscì a raggiungerlo, e lo scricciolo si guadagnò lo scettro.

Piccolo, bruno, semplice, intelligente e dal canto armonioso. Legato alla sua dimora e al suo territorio, che difende con grande temperamento nonostante la mole non certo tracimante. Uno scricciolo è un bipede avvolto da morbide piume dal colore discreto ma di grande eleganza…  ma anche tra i bipedi senza piume si possono incontrare degli scriccioli: magari in forma deliziosa come Francesca. Giovane leccese di origine galatinesi, dal viso regolare colorato di bellezza salentina in una cornice di capelli corti, comodi, senza eccessi eppure splendidi come gli orecchini preziosi e appena percettibili.

Senza un filo di trucco, bellezza linda, per semplice esistenza. Francesca è la mamma di Giulia e moglie di Gianluca. Uno scricciolo trentenne che tiene la guida di un’azienda leccese, la SBM, ai vertici nel suo settore. SBM è stata tirata su da un’aquila, il papà di Francesca, ma poi lo scricciolo ha saputo volare più in alto: mercato nazionale per alcuni prodotti, Centro-Sud per tutti.

SBM è un acronimo semplice, che sta per “Sistemi Bio-Medicali”, ovvero l’insieme di quelle apparecchiature che rendono la medicina così moderna: strumentazioni delle quali ci si rende conto dell’esistenza solo nei momenti di bisogno. Non è semplice trovare la SBM, e d’altra parte è tanto poco probabile che la si vada a cercare quanto è quasi certo che ciascuno di noi, per esperienza diretta o indiretta, con essa avrà un rapporto. Magari mediato dai veri destinatari delle attività di SBM.

Sulla strada che da Lecce porta a Lequile una palazzina dai colori rilassanti, gli spazi ben dimensionati e brulicante di dinamicità. Si esaminano e si studiano apparecchiature e materiali da impiegare nelle branche più delicate della chirurgia (neurologica e vascolare) o nella diagnostica a ultrasuoni. Impressionante il livello di miniaturizzazione raggiunto e le possibilità che la tecnologia riesce ad offrire. La fantascientifica medicina che il dottor Leonard McCoy pratica sull’Enterprise sembra rudimentale pratica da trogloditi, e non armonico canto di Troglodytes … Impressionante un ecografo che sembra uno smartphone o la miniaturizzazione di strumenti quasi impercettibili eppure capaci di salvare una vita o, addirittura, di restituirla come può fare un defibrillatore.

Francesca guida questo gruppo, che più che un’azienda è una rappresentazione plastica della famiglia salentina: le donne a tenere la guida strategica e gli uomini fuori, a procurare il pane. Storia matriarcale, la nostra, e pertanto serbata e tramandata nonostante mille e una invasione. Tecnologie di punta, strumentazione all’avanguardia che quindici operatori itineranti raccontano al personale medico di alta specializzazione, alternandosi in un esercizio che li vede traslare costantemente dal ruolo di studenti a quello di formatori. Formazione continua per dare formazione continua. Tutti uomini. A loro il ruolo di relazionarsi con le professionalità operative, con la guida all’utilizzo e con la necessità di ricostruire continuamente know-how in ragione del progresso di materiali e ingegnerizzazioni dei medesimi.

In azienda quasi tutte donne. Leggende metropolitane raccontano di signore incapaci di collaborare proficuamente. Sciocchezze dissennate. Qui il team funziona, legato più alla collaborazione informale che alle gerarchie aziendali, ché “se una donna ha bisogno di un’ora da dedicare al figlio o al marito, o a quei compiti di assistenza che storicamente le sono assegnati, un’altra donna capisce più e meglio di qualunque uomo”. E non vengono interposte questioni formali che pure sono necessarie.

Ma in un’azienda dinamica come questa, e con nocchiero femminile, l’adrenalina va a mille e le regole van per obiettivi. Francesca, il nostro scricciolo, tiene il timone della barca, comprende e si fa comprendere senza mai ricorrere a un eccesso, in livrea tanto lineare quanto elegante, in tono tanto pacato quanto deciso. Ha una laurea in Economia conseguita alla Bocconi. Ma l’impressione è che l’Università abbia dovuto dargliela più come presa d’atto di conoscenza e competenza già sedimentate. Magari la formalizzazione è venuta dai libri, ma la sostanza si è respirata in azienda fin dalla più tenera età.

Chiunque solo per mezz’ora s’aggiri in SBM scoprirà che non è di Francesca: la SBM è Francesca. Quando ne parla, infatti,  è difficile distinguere il confine tra la casa e l’azienda, e infatti questo confine non c’è: ogni angolo del luogo, per quanto cosparso di tecnologia, profuma di Francesca. Che a tre punte d’orgoglio non riesce a tener freno: “Nonostante la crisi siamo in crescita”, “I complimenti della Guardia di Finanza dopo un’ispezione durata quasi un anno” e, ovviamente,  Giulia. Per le prime due abbiamo pensato che la SBM e Francesca Marra siano degne d’essere incluse ne LECCELLENTE. Per la terza ci piace immaginare che un altro scricciolo volerà alto, magari portato in spalla da un’aquila di nome Gianluca.