ARNALDO TASSI

Un pisano a santa chiara

Per ragioni anagrafiche, più che professionali, capita di imbattersi in quei fenomeni che sconvolgono il mondo senza alcuna volontà, ovvero da perfetti ignavi: senza infamia e senza lode. Così uno si trova nella rivoluzione mediatica, trascinato da passioni un tempo inspiegabili che una quarantina di anni dopo sono comuni e, oserei dire, anche invasive e tracimanti. Poco prima della mia nascita Papa Pio XII investì santa Chiara del patronato di televisione e telecomunicazioni. Ne ignoro la ragione, ma ne prendo atto. E a Santa Chiara è dedicata una delle chiese più belle della città di Lecce, incastonata in un angolo splendido che ha alle spalle il dedalo di viuzze del centro storico e dinanzi il salotto buono della città: Sant’Oronzo, il Sedile e l’Anfiteatro Romano. A far la guardia alla stupenda facciata un abete, così grande, così alto e così maestoso da oscurare il giardino che gli è dintorno. Un abete la cui vetta è l’ultima a salutare il sole che tramonta tracciando il cielo con quel color rosso Salento che esiste solo qui. Tanto è bella la facciata di Santa Chiara e tanto è bello l’abete che gli è di fronte che spesso non ti accorgi di quello che c’è intorno. E sbagli. A destra, proprio all’angolo, un’insegna: Hotel Santa Chiara. Una piccola reception molto elegante e un signore alto e dal fisico asciutto: i capelli candidi e degli splendidi occhiali sempre di moda, conversa con il portiere.  Da qualche settimana ferve sui giornali locali un dibattito sul turismo. Come spesso accade, ne parlano tutti e dimenticano di parlarne con chi ci vive dentro da una vita. Arnaldo Tassi, pisano, direttore dell’Hotel Santa Chiara, più che un addetto ai lavori è una specie di miniera. Un ascensore lindo, rapido e silenzioso ci conduce su una terrazza che lascia senza fiato. Non si capisce bene se guardarsi intorno o guardare oltre i vetri. Esperienza quasi psichedelica, anche perché proprio lì, a un nulla dalla coda del terzo stadio dell’abete, e puoi guardarne da vicino la cima che svetta oltre tutti i palazzi della città. Seduti di fronte, in questo angolo di cielo sospeso, Tassi ed io chiacchieriamo di un mondo che è stato e di un mondo che è, senza rinunciare nemmeno un minuto a immaginare il mondo che potrebbe essere.ARNALDO TASSI 002 B

 «Arnaldo il pisano, con i riccioli un po’ scomposti sotto e sopra le aste degli splendidi occhiali, racconta una vita fatta di caso, di ambizione, di autoironia e di una grande storia d’amore»

«Arnaldo lo ritrovi qui, fra Santa Chiara e l’abete gigante, a dimostrare che quando si ama non è mai troppo tardi per veder nascere un nuovo “figliolo”.   E il suo nuovo figlio è l’Hotel Santa Chiara, giovanissimo anche se in un palazzo del Settecento» 

Arnaldo il pisano, con i riccioli un po’ scomposti sotto e sopra le aste degli splendidi occhiali, racconta una vita fatta di caso, di ambizione, di autoironia e di una grande storia d’amore. Il caso volle che andasse a trascorrere l’estate in albergo, a lavorare con un amico del padre, e che si innamorasse di quel lavoro; l’ambizione lo spedì sulla costa sarda di superlusso, nella quale l’autoironia lo ha fatto resistere per più dei canonici quattro o cinque anni che, di norma, resiste un direttore d’albergo nelle top class. La capacità di diventare testimone e confidente di tanti e tanti vip che affaticano e s’affaticano nelle vacanze dovendo “recitare il proprio ruolo ancora più di quando lavorano”, invece che di rilassarsi, e, insieme, la disponibilità a integrarsi con un territorio come quello dell’alta Sardegna, dedita più alla pastorizia che al turismo, lo hanno condotto a una permanenza più lunga e meno soverchiante. Ma quella era fatica, più che lavoro, e la fatica pesa e il suo peso cresce esponenzialmente con il passar degli anni. Per ambizione, quindi, Arnaldo si libera e cerca nuove mete: un percorso fatto di luce ovattata di tardo ottobre, di vicoli ancora abitati da artigiani e piccole botteghe, e quel randagismo innato in chi fa il direttore d’albergo, lo conducono a Lecce, a far da ostetrico ad uno dei più importanti alberghi della città. I canonici quattro anni felicemente vissuti, poi il nomadismo si fa sentire, la voglia di una nuova esperienza e all’orizzonte si staglia il Nepal: Katmandu. All’amore fiorito il Nostro racconta del nuovo orizzonte, intuito come viaggio di piacere. La compagna è entusiasta, ma quando il soggiorno invece si tramuta in residenza a lunga scadenza, prefigurando lunghi periodi senza pasticciotto, caffè Quarta e, magari, cotognata o pasta di mandorle, la metà dolce si amareggia e alza lo stendardo,  “a Katmandu te ne vai solo tu!”. Si tratta di scegliere tra l’amore e la carriera. I pisani magari non lo sanno, ma da noi si sa che cosa tira di più di un paio di buoi.  Così il Nostro resta a gestire il suo “figliolo” sotto l’ala di Donato Montinaro, uno dei più grandi imprenditori salentini secondo il suo emozionato parere. Gli anni scorrono, è vero che a Lecce non è come Stintino. A Lecce non si fatica, ma comunque si lavora, e anche tanto. Il tempo della pensione si appropinqua, alcune scelte “politiche” hanno schedulato l’esistenza di Arnaldo, che ha financo scritto una legge regionale che garantisse una certa professionalità nell’ambito turistico. Poi, presa dalla fregola di “liberalizzare”, una certa politica ha cancellato quella legge, consegnando magari splendide vetture da corsa a piloti improvvisati che le fanno marciare con il freno tirato o senza cambiare l’olio. Così la carriera di Arnaldo, pisano dal portamento eretto e dai capelli bianchi, termina… dovrebbe terminare. E invece te lo ritrovi qui, fra Santa Chiara e l’abete gigante, a dimostrare che quando si ama non è mai troppo tardi per veder nascere un nuovo “figliolo”.  E il suo nuovo figlio è l’Hotel Santa Chiara, giovanissimo anche se in un palazzo del Settecento. Avrei dovuto o dovrei raccontare delle sue stanze ampie e luminose, della biancheria in percalle a doppia tessitura, della colazione internazionale e un sacco di altre cose. Ma lo spazio è finito, di alberghi belli e bellissimi a Lecce ce ne sono tanti. E poi vuoi mettere il piacere di guardarti vis-à-vis con l’abete gigante o di scambiare due chiacchiere con Arnaldo? Queste cose le trovi solo affianco alla chiesa di Santa Chiara, in un piccolo grande albergo…