BODINI

2013, l'anno in cui Vittorio tornò a casa

ora Vittorio è davvero tornato a casa. Non solo fisicamente – con quel che resta del suo corpo terreno –  ma anche in via ideale. E questo, probabilmente, avvierà una volta per tutte il processo di risanamento della ferita, mai richiusa, del suo difficile rapporto con la sua città: Lecce. Perché anche se Bodini, il maggior poeta salentino del Novecento, era nato a Bari e si è congedato da questo mondo a Roma, aveva ascendenze leccese. Nel mezzo della sua vita, dunque, Lecce. E Lecce anche ora, per riposare nel cimitero monumentale in cui le spoglie sono state trasferite a fine 2010 per volontà della figlia Valentina e impegno del sindaco Paolo Perrone.bodini Bodini, quindi, è definitivamente tornato a casa. Come l’eroe mitologico che deve affrontare prove e tormenti prima di ritrovare la strada verso le origini, nel cammino di purificazione necessario per sconfiggere il drago di una nevrosi invincibile che lo spingeva lontano da queste latitudini. Amare Lecce sì, ma amarla da lontano, e per sottrazione: per il non esserci, per l’astrazione che serve per stemperare l’astio, la delusione, il dolore di un Sud che non era come lui avrebbe voluto. Amarla, Lecce, ma dall’altro capo del dilemma: un “odi et amo”, di catulliana memoria, equivalevante a saudade infinita e desiderio di riconoscercisi quando era lontano, avversione incomponibile quando invece ci si trovava, a Lecce. Quel Meridione che, per il suo sentire, era un ghetto dell’anima: “Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado”, scrive Bodini all’inizio della “Luna dei Borboni”, nel 1952.

«Bodini, una volta tornato a Lecce si era dedicato all’appassionata esplorazione della propria terra, andando anche alla ricerca delle radici, dell’identità meridionale e in particolare salentina»

Sud, Lecce. Paese “così sgradito da doverti amare”: eppure amato, appunto, seppure in virtù dell’artificio psicologico del “ti odio”. 1932: “Noi viviamo nella più provinciale delle città di provincia, in una bassa servilità a tradizioni che esorbitano dai nostri limiti di sopportazione, rinchiusi come perle nell’ostrica d’un campanile una chiesa barocca una piazza con relativi caffè e colonna un giardino pubblico cinematografi, roba che non considero per il suo valore in sé e per sé, ma piuttosto come simboli della giornata provinciale, precisamente uguale alla successiva ed alla precedente. Simboli di sciovinismo paesano + bigotteria + statica pastasciuttesca + sentimentalismo + ruffianeria + maldicenza”. E però cos’era altro, questa rinnovata ossessione, se dolore per un amore non corrisposto? Infatti Bodini, una volta tornato a Lecce nel 1949 –  dopo anni di peregrinazioni tra Roma, Firenze e la Spagna –  si era dedicato all’appassionata esplorazione della propria terra, andando anche alla ricerca delle radici, dell’identità meridionale e in particolare salentina attraverso l’individuazione di alcune costanti storiche, artistiche, antropologiche. Non è mai tenero, l’autore della “Luna dei Borboni”, con la sua città, almeno quanto la sua città non è mai stata tenera con lui, che considerava il barocco – per dirla con il suo massimo studioso, Lucio Giannone – “non tanto e non solo uno stile architettonico e artistico, ma una condizione dello spirito in cui si riflette un disperato senso del vuoto (l’horror vacui), che si cerca di colmare con l’esteriorità, l’ostentazione, l’oltranza decorativa, tipica delle chiese e dei palazzi leccesi”. Vittorio Bodini - con Valentina da piccolaLecce, per tutta risposta, lo aveva ignorato – o quasi – per quarant’anni, relegandolo appunto al rango di autore venerato dagli addetti ai lavori e misconosciuto dalla massa. Ma oggi – oggi che quelle spoglie riposano accanto al monumento funebre un po’ retrò che accoglie i resti di Tito Schipa, l’ “Usignolo di Lecce”,  anch’egli più apprezzato nel resto del mondo che nell’algida città natale – il disgelo si è avviato. Ed infatti, dopo anni di iniziative sparse e sporadiche di ammiratori sinceri e però isolati, ecco il Centro Studi Vittorio Bodini, l’associazione che d’ora in poi gestirà in via esclusiva tutte le iniziative legate al nome dello straordinario poeta, traduttore e cantore del Sud e delle sue contraddizioni, di cui il prossimo 6 gennaio 2014 ricorrerà il centenario della nascita. Presieduto dalla figlia e unica erede, Valentina Bodini, il Centro Studi si pone come obiettivo la realizzazione di manifestazioni culturali, iniziative editoriali, concorsi e più in generale eventi nel campo letterario e dello spettacolo. Ne è esempio il premio letterario “La Luna dei Borboni”, tenutosi a settembre 2012 a Cocumola, nella sua settima edizione, in collaborazione con l’amministrazione  comunale di Minervino di Lecce. Del consiglio direttivo dell’associazione, presieduto appunto da Valentina Bodini, fanno parte il professor Antonio Lucio Giannone, l’avvocato Francesco Caroppo, la giornalista Leda Cesari, il regista Stefano Murciano,  l’avvocato Antonio Leomanni, l’artista  Renato Spedicato. Del comitato scientifico, designato dal consiglio e presieduto dal professor Giannone, fanno invece parte la professoressa Patrizia Guida, le attrici Carla Guido e Mariapia Autorino, il regista/attore Antonio Minelli, il musicista Fabio Lorenzi, il regista Giuliano Capani, lo studioso Mario Matera e il regista/coreografo Aurelio Gatti.   L’associazione si è presentata alla città di Lecce sabato 11 maggio, presso l’Open Space di Palazzo Carafa (piazza Sant’Oronzo), durante una conferenza stampa cui hanno preso parte anche numerosi estimatori di Vittorio Bodini, che hanno voluto aderire all’associazione: il primo l’onorevole Giacinto Urso. Alla conferenza stampa erano presenti anche il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, e il suo collega di Minervino di Lecce, Ettore Caroppo, artefice del Premio Bodini che si tiene ogni anno a Cocumola (“Un paese che si chiama Cocumola / è / come avere le mani sporche di farina / e un portoncino verde color limone/. Uomini con camicie silenziose / fanno un nodo al fazzoletto / per ricordarsi del cuore/. II tabacco è a seccare, / e la vita Cocumola fra le pentole / dove donne pennute assaggiano il brodo”). Grande emozione, eguale commozione per tutti. E a fine conferenza una certezza: il 2014, a Lecce  – lo ha annunciato il sindaco Paolo Perrone – sarà Anno Bodiniano: dedicato a Vittorio Bodini e alla sua multiforme arte. Sì, Vittorio adesso è davvero tornato a casa.

 

Viviamo in un incantesimo, tra palazzi di tufo, in una grande pianura. Sulle rive del nulla mostriamo le caverne di noi stessi qualche palmizio, un santo lordo di sangue nei tramonti, un libro lento, di pochi fatti che rileggiamo più volte, nell’attesa che ci dia tutte assieme la vita le cose che crediamo di meritare.

Vittorio Bodini, da Foglie di tabacco (1945-47), in La luna dei Borboni (1952)