Risorgimento resort

Nel cuore di Lecce il menu perfetto

Città del Sud travolte da quello che si chiama progresso e che spesso si traduce in caos, puzza e rumore. Te ne accorgi quando, a Lecce, imprechi contro il traffico denso e disordinato. Immerso nella più palese delle contraddizioni visto che sei in macchina, a contribuire alla proliferazione della nevrastenia.

E Lecce è città a misura d’uomo.

Basta lasciare l’auto a Porta San Biagio, incamminarsi per via dei Perroni e godersi il silenzio delle strade bianche, strette e silenziose.

Poche centinaia di passi, sei ad una spanna da Piazza Sant’Oronzo.

Via Augusto Imperatore è aperta al traffico, e da una macchinina scendono gli occhi vispi e il sorriso luminoso di Federica. Mi porta a visitare un luogo mitico per la sua storia: Risorgimento Resort si chiama, Risorgimento nella memoria di tutti, memoria lunga, dal 1880.

Ci son passati in tanti, alcuni ci hanno addirittura lasciato il nome: Janet Ross e Tito Schipa per tutti.

Labirintico, silente, prezioso. Cominciamo da … sopra. Un Roof  Garden (Altavilla si chiama) dal quale si godono i tetti della città vecchia, popolati da antenne televisive. Contrasto stridente tra la nobiltà del Campanile e della Cupola di Santa Croce e la paramodernità del boom economico. Splendido ambiente e lì, guardando ad ovest, su una terrazza una scala di tufi, segno di un desiderio interrotto. Non porta da nessuna parte. Si ferma al muro. Utopia trasformata in atopia.

Sazi della luce salentina e del disegno di storia che dall’alto si vede, torniamo a terra, di nuovo meandri e un salottino nella “Dogana Vecchia”, ristorante di mezzogiorno del Rinascimento.

Una faccia da ragazzo con gli occhi appuntiti: Donato, lo Chef di questo Resort.

Donato è un nome importante nella cucina nazionale, dir che sia bravo è sprecar spazio e tempo, non sarebbe qui.

Mi provo a capire chi é in cucina, come opera, pensa, immagina.

Donato si occupa di tutta la ristorazione del Resort, dalla colazione alla cena, menù alla carta del quale sceglie financo la materia prima. Personalmente. A volte chiede aiuto per il trasporto. Ma “tre volte a settimana vado ai mercati” e racconta la sua storia, dei successi nazionali ed internazionali e della soddisfazione di esser nella terra natale, anche se le attenzioni delle guide soffrono la geografia.

Donato segue le sue utopie, si concentra nel creare, comunica la sua creazione alla squadra (non più di cento anni in tutto e sono quattro), la condivide con i clienti, raggiunta la perfezione la propone nel menu. Alla “Dogana Vecchia” per un pranzo veloce di mezzogiorno, a “Le Quattro Spezierie“ per cene da gourmet. Ogni luogo ha una sua definizione e destinazione. Offerta assai ricca e curata nel particolare, l’esperienza maturata con Heinz Beck traspare, ma anche la radice strettamente salentina rimane evidente e ben definita.

“Estetica e gusto sono importanti, ma non sacrificherò mai il gusto per favorire l’estetica” è, letteralmente, quanto ho avuto il piacere di ascoltare.

Donato è dominus, compositore e direttore di  ottimi strumentisti polivalenti, gustare i suoi piatti è come un concerto: armonie forti, decise e precise, capaci di lasciare comunque un ricordo.

Il Rinascimento con le sue articolazioni è proprio l’opposto di quella scala per nulla, è una Utopia diventata Eutopia.

Non è il luogo giusto per una vacanza nel cuore di Lecce, ma luogo da vivere che, oltretutto, ha il centro di Lecce intorno.